FLEXIMOFONO (1967)

Quest’opera è composta da molle fissate a una lamiera quadrata, sospesa al soffitto. Questa lamiera funge da supporto e da elemento diffondente, agendo come cassa armonica. Le molle, realizzate in acciaio armonico, sono disposte con regolarità, conferendo all’opera un duplice impatto sia visivo sia sonoro.

Fogliati descrive il Fleximofono come un risuonatore meccanico complesso, in cui le molle vibrano in simpatia sonora. Quando il congegno è sollecitato dal rumore ambientale, emette suoni bianchi. Tuttavia, questa emissione può essere generata anche dall’interazione diretta del fruitore, che può percuotere una o più molle, innescando una reazione a catena. Il suono di ogni molla, la cui intensità è proporzionale alle sue dimensioni, si amplifica grazie alla risonanza con l’insieme delle altre molle.

I Fleximofoni possono essere attivati anche dall’azione del vento, ponendo l’opera in un contesto naturale. Nel progetto della Città Fantastica, il loro scopo era proprio quello di dar vita ad un concerto eolico. Non sono dunque semplici elementi passivi rispetto alla natura, ma intervengono attivamente alla sua trasformazione, influenzandone e modificandone elementi quali il vento.

Fogliati spiega inoltre di aver scelto le molle perché voleva che la scultura fosse fisicamente leggera. Con il Fleximofono riusciva così a coniugare l’aspetto sonoro con quello visivo. Infatti, quando l’opera è immobile, le molle sovrapposte filtrano la luce, creando una sorta di schermo visivo, un elemento che si interpone tra l’osservatore e il mondo.